lunedì 20 febbraio 2023

Provo Chat GPT con Don Matteo


Don Matteo e J. K. Rowling


Don Matteo: Buongiorno J.K., come stai?

J.K. Rowling: Buongiorno Don Matteo, sto bene grazie. E tu?

Don Matteo: Bene, grazie. Volevo parlare con te riguardo ai diritti delle persone transgender. So che hai espresso alcune opinioni al riguardo.

J.K. Rowling: Sì, ho avuto alcune preoccupazioni riguardo alla questione dei diritti delle persone transgender. Ma voglio che sia chiaro che non ho niente contro le persone transgender. Il mio punto di vista è semplicemente che il sesso biologico è una parte fondamentale della nostra identità.

Don Matteo: Capisco il tuo punto di vista, ma credo che sia importante considerare il fatto che l'identità di genere è molto più complessa del semplice sesso biologico. Le persone transgender hanno il diritto di essere rispettate e di essere riconosciute per chi sono.

J.K. Rowling: Sì, capisco il tuo punto di vista. Ma credo che sia importante proteggere i diritti delle donne e dei bambini, specialmente nei bagni e nei cambiatoi.

Don Matteo: Certamente, la protezione dei diritti delle donne e dei bambini è importante. Ma dobbiamo anche considerare i diritti delle persone transgender. Non possiamo limitare l'accesso ai servizi e ai diritti in base al sesso biologico, dobbiamo invece lavorare per trovare soluzioni che rispettino tutti gli individui.

J.K. Rowling: Sì, capisco il tuo punto di vista. È importante trovare un equilibrio tra la protezione dei diritti delle donne e dei bambini e i diritti delle persone transgender.

Don Matteo: Esattamente. Credo che sia importante che la società impari ad accettare tutte le identità sessuali e che lavoriamo insieme per garantire i diritti di tutti.

J.K. Rowling: Sì, concordo pienamente. Grazie per aver avuto questa conversazione con me, Don Matteo.

Don Matteo: Grazie a te, J.K. Spero che in futuro possiamo continuare a lavorare insieme per trovare soluzioni che siano giuste per tutti.

Don Matteo e il generale Lee


Don Matteo: Generale Lee, mi piacerebbe parlare con lei di un argomento molto importante: l'affrancamento degli schiavi.

Generale Lee: Certamente, Don Matteo. Sono sempre felice di parlare di questioni importanti come questa.

Don Matteo: Ho sempre creduto che la schiavitù sia una grave ingiustizia. Tutti gli esseri umani dovrebbero avere gli stessi diritti e le stesse opportunità.

Generale Lee: Anche io credo che la schiavitù sia una grande ingiustizia, Don Matteo. Tuttavia, devo confessare che ho avuto difficoltà a conciliare questo principio con il mio dovere militare. Come generale dell'esercito confederato, ho giurato di difendere il mio paese e i suoi interessi.

Don Matteo: Capisco le sue difficoltà, ma credo che sia importante guardare al futuro e costruire una società più giusta e equa. L'affrancamento degli schiavi sarebbe un passo fondamentale in questa direzione.

Generale Lee: Capisco il suo punto di vista, Don Matteo. Ma devo confessare che ho alcune preoccupazioni riguardo alle conseguenze dell'affrancamento degli schiavi. Cosa succederà a loro dopo essere stati liberati?

Don Matteo: Capisco le sue preoccupazioni, generale Lee. Ma credo che con l'istruzione e l'opportunità, gli schiavi liberati possono diventare membri produttivi della società. È il nostro dovere come esseri umani garantire che tutti abbiano le stesse opportunità per costruire una vita migliore per sé stessi e le loro famiglie.

Generale Lee: Capisco il suo punto di vista, Don Matteo. E credo che ci siano molte persone come lei che vogliono costruire una società più giusta e equa. Forse è tempo di iniziare a considerare seriamente l'affrancamento degli schiavi come una possibilità.

Don Matteo: Sì, credo che sia il momento giusto per fare questo passo importante. Grazie per aver discusso questo argomento con me, generale Lee.

Generale Lee: Grazie a te, Don Matteo. Spero che insieme possiamo lavorare per costruire una società più giusta e equa per tutti gli esseri umani.

Don Matteo e Galeazzo Ciano


Don Matteo: Galeazzo Ciano, mi piacerebbe parlare con te delle libertà politiche.

Galeazzo Ciano: Certo, Don Matteo. Sono sempre felice di parlare di questioni importanti come questa.

Don Matteo: Credo che tutte le persone debbano avere la libertà di esprimere le proprie opinioni e di partecipare alla vita politica del loro paese.

Galeazzo Ciano: Capisco il suo punto di vista, Don Matteo. Tuttavia, devo ricordarle che la politica è un'attività riservata alle élite, alle persone istruite e capaci di governare.

Don Matteo: Ma se solo le élite possono partecipare alla vita politica, allora il popolo non avrà mai una vera voce. Credo che sia importante permettere a tutti di esprimere le proprie opinioni e di partecipare alla costruzione della società.

Galeazzo Ciano: Ma ci sono delle regole, Don Matteo. Non possiamo permettere che le persone ignoranti o inaffidabili partecipino alla vita politica del paese.

Don Matteo: Ma chi decide chi è ignorante o inaffidabile? Chi decide quali sono le regole del gioco politico? Non dovremmo permettere a tutte le persone di avere la possibilità di partecipare alla costruzione del loro paese?

Galeazzo Ciano: Capisco il suo punto di vista, Don Matteo. Ma non possiamo permettere che chiunque decida il futuro del nostro paese. Dobbiamo assicurarci che le persone che partecipano alla vita politica siano le migliori.

Don Matteo: Sì, concordo che abbiamo bisogno di persone competenti e capaci di governare. Ma dovremmo permettere a tutti di avere la possibilità di dimostrare la loro competenza e la loro capacità, indipendentemente dalla loro classe sociale o dal loro livello di istruzione.

Galeazzo Ciano: Capisco il suo punto di vista, Don Matteo. E credo che sia importante che tutti i cittadini abbiano la possibilità di partecipare alla vita politica del loro paese. Forse dovremmo riconsiderare le nostre regole e le nostre pratiche per garantire una maggiore partecipazione.

Don Matteo: Sì, credo che dovremmo lavorare insieme per costruire una società più giusta e equa per tutti i cittadini. Grazie per aver discusso questo argomento con me, Galeazzo Ciano.

Galeazzo Ciano: Grazie a te, Don Matteo. Spero che insieme possiamo lavorare per garantire una maggiore partecipazione politica per tutti i cittadini.

Don Matteo e Tonio Cartonio


Don Matteo e Tonio Cartonio si incontrarono per caso in piazza durante la festa patronale del paese.

Tonio Cartonio, con la sua tipica allegria, si avvicinò a Don Matteo e gli chiese se fosse disposto a discutere di un argomento molto importante per lui: la transustanziazione.

Don Matteo accettò volentieri la proposta di Tonio e insieme si sedettero su una panchina sotto il sole estivo.

"Capisco che questo argomento sia molto importante per te, Tonio", disse Don Matteo. "Ma in cosa posso aiutarti?"

"E' la trasformazione del pane e del vino in Corpo e Sangue di Cristo, Don Matteo", spiegò Tonio. "Non riesco a capire come possa avvenire questa trasformazione."

Don Matteo prese un respiro profondo e cominciò a spiegare il concetto della transustanziazione. "La transustanziazione è il mistero più grande della nostra fede", disse. "La sostanza del pane e del vino viene trasformata nel Corpo e nel Sangue di Cristo, ma l'aspetto esterno rimane lo stesso."

Tonio annuì, ma sembrava ancora incerto. "Ma come possiamo essere sicuri che questo accada veramente?" chiese.

Don Matteo sorrise. "La fede, Tonio", disse. "La fede è ciò che ci fa credere in questo mistero. Non c'è alcuna prova scientifica che possiamo portare, ma sappiamo che questo accade perché lo abbiamo visto accadere con i nostri occhi, nella celebrazione della Messa."

Tonio sembrava soddisfatto della risposta di Don Matteo. "Grazie, Don Matteo", disse. "Mi hai dato molto su cui riflettere."

Don Matteo si alzò dalla panchina e si preparò a lasciare Tonio per tornare alla sua parrocchia. "Non c'è bisogno di ringraziarmi, Tonio", disse. "La fede è un dono che ci viene dato e che dobbiamo coltivare ogni giorno."

Tonio lo salutò con un sorriso e Don Matteo se ne andò, con la consapevolezza che aveva fatto un piccolo passo nel rafforzare la fede di Tonio.

Don Matteo e il matrimonio paritario


Don Matteo aveva sempre creduto nella parità di diritti per tutte le persone, indipendentemente dal loro orientamento sessuale. Per questo motivo, quando un giovane coppia omosessuale gli chiese di celebrare il loro matrimonio in chiesa, non esitò a dire di sì.

Tuttavia, sapeva che questa decisione avrebbe comportato una forte opposizione da parte delle gerarchie ecclesiastiche locali. Don Matteo era un uomo molto rispettato nella comunità e sapeva che la sua scelta avrebbe avuto ripercussioni.

Non passò molto tempo prima che le gerarchie ecclesiastiche si facessero sentire. Alcuni vescovi e cardinali si presentarono nella sua chiesa per parlare con lui. Don Matteo si sentì come se stesse affrontando un nemico, ma si tenne forte.

"Questa non è la volontà di Dio", disse uno dei cardinali.

Don Matteo guardò il cardinale negli occhi e rispose: "Io credo che la volontà di Dio sia l'amore e la parità di diritti per tutti i suoi figli. Non credo che Lui voglia che discriminiamo alcune persone a causa del loro orientamento sessuale".

Il cardinale sbuffò. "Non sei tu a decidere cosa vuole Dio", rispose con tono sprezzante. "Se decidi di celebrare questo matrimonio, metti in discussione la nostra Chiesa e la nostra dottrina".

Ma Don Matteo era deciso. Non avrebbe ceduto alle minacce delle gerarchie ecclesiastiche. "Credo che la nostra Chiesa debba essere inclusiva e accogliente per tutti i fedeli", disse con fermezza.

Non passò molto tempo prima che la notizia del suo matrimonio omosessuale si diffondesse nella comunità. Alcune persone lo sostenevano e lo ringraziavano per il suo coraggio, mentre altri lo insultavano e lo consideravano un eretico.

Ma Don Matteo non si arrese. Continuò a difendere il suo matrimonio omosessuale, nonostante le critiche e le minacce. Fu un duro percorso, ma alla fine riuscì a celebrare il matrimonio in chiesa.

Quel giorno, molti membri della comunità si riunirono nella sua chiesa per assistere al matrimonio. Era un'occasione di gioia e celebrazione, e Don Matteo era felice di aver potuto unire due persone che si amavano.

Quando il matrimonio fu finito, Don Matteo si sentì sollevato. Aveva affrontato le gerarchie ecclesiastiche e aveva difeso la parità di diritti per tutti i suoi fedeli. Era consapevole che avrebbe dovuto affrontare molte altre battaglie in futuro, ma sapeva che non sarebbe mai stato solo. La sua comunità lo sosteneva, e questo gli dava la forza di continuare a lottare per la giustizia e l'uguaglianza.

Don Matteo sul ring


Don Matteo non era esattamente il tipo di persona che ci si aspetterebbe di trovare in un ring da boxe, ma quando venne sfidato dal campione Tyson Fury, accettò la sfida senza esitazione.

Era una fredda sera d'inverno quando Don Matteo entrò nell'arena per l'incontro di box. Nonostante il suo avversario fosse molto più grande e più forte di lui, Don Matteo non si fece intimidire. Con il suo caratteristico sorriso sulla faccia, salì sul ring pronto a combattere.

Il primo round fu molto difficile per Don Matteo. Tyson Fury lo colpì ripetutamente con una serie di pugni, ma Don Matteo riuscì a resistere con una buona difesa. Quando il round finì, Don Matteo era visibilmente esausto ma non si arrese.

Nel secondo round, Don Matteo capì che doveva cambiare tattica. Si avvicinò al suo avversario con agilità e cercò di colpirlo con pugni rapidi e precisi. Nonostante le dimensioni imponenti di Fury, Don Matteo riuscì a evitare i suoi colpi e a colpirlo al volto.

Nel terzo round, Fury sembrava sempre più frustrato. Non riusciva a capire come un uomo così piccolo potesse evitare i suoi colpi. In un momento di rabbia, Fury cercò di colpire Don Matteo con un colpo molto potente, ma il prete italiano riuscì ad evitare il pugno con un'agilità sorprendente.

Don Matteo, sempre più fiducioso, iniziò a colpire Fury con una serie di pugni potenti e rapidi. Il pubblico iniziò a tifare per lui, incitandolo a vincere. Fury sembrava sempre più stanco e alla fine del quarto round, Don Matteo riuscì a colpirlo con un pugno alla mascella, mandandolo al tappeto.

Fury si alzò con difficoltà e continuò a combattere, ma Don Matteo non gli diede tregua. Con una serie di colpi precisi e potenti, il prete italiano riuscì a sconfiggere il campione del mondo, vincendo l'incontro di box.

Quando il pubblico si alzò in piedi per applaudire la vittoria di Don Matteo, il prete italiano si tolse i guantoni da boxe e si avvicinò a Fury. "Grazie per la tua lezione di boxe", disse con un sorriso. "Ma c'è sempre spazio per la fede e per l'amore, anche in un ring da boxe".


Don Matteo nei Promessi Sposi


Don Matteo si trovava improvvisamente catapultato nel passato, in una Milano del Seicento completamente diversa da quella che aveva sempre conosciuto. Con grande sorpresa, si accorse di essere in una strada stretta e buia, circondata da edifici in pietra grigia e dalla puzza di escrementi di cavallo.

Mentre si girava per cercare di capire dove si trovasse, si imbatté in un gruppo di uomini armati di spade e pugnali, che si stavano avvicinando minacciosamente verso di lui. Don Matteo, spaventato ma deciso a non farsi intimidire, cercò di comunicare con loro nella lingua del tempo.

"Buongiorno signori, vi prego di ascoltarmi. Non sono un vostro nemico, sono solo un viaggiatore smarrito. Potete aiutarmi a trovare la strada per la mia destinazione?".

Gli uomini lo guardavano con sospetto, ma uno di loro, un uomo anziano con una cicatrice sulla guancia, decise di parlare.

"Chi sei tu, straniero? Che cosa cerchi in questa città?"

"Sono Don Matteo, un sacerdote di Spoleto. Sono stato mandato qui da un'amica, ma mi sembra di essermi perso per strada".

L'uomo anziano lo guardò con curiosità.

"Spoleto, dici? È molto lontana da qui. Ma se sei un sacerdote, allora forse ci puoi aiutare con un problema che abbiamo avuto in chiesa".

"Certamente, se posso esservi utile in qualche modo, sarò lieto di farlo", rispose Don Matteo, cercando di mantenere la calma.

Gli uomini armati portarono Don Matteo in una chiesa vicina, dove il parroco stava affrontando un problema con alcuni abitanti del quartiere. Si era scoperto che uno dei parrocchiani, un certo Renzo Tramaglino, aveva deciso di sposarsi con la sua promessa sposa, Lucia Mondella, senza il permesso del padre di lei. Il padre, un nobile del posto, era infuriato e aveva fatto tutto il possibile per impedire il matrimonio.

Don Matteo si offrì di parlare con il padre di Lucia, sperando di trovare un modo per risolvere la situazione. Riuscì ad incontrare il nobile e, con la sua saggezza e la sua persuasione, lo convinse a lasciare che la figlia sposasse l'uomo che amava.

Ritornato nella chiesa, Don Matteo venne accolto come un eroe da Renzo e Lucia e dai loro amici e familiari. Si sentiva felice di aver potuto aiutare queste persone, e di aver vissuto un'avventura così incredibile.

Ma poi, come per magia, si ritrovò di nuovo nel presente, nella sua abitazione di Spoleto. Era confuso e spaventato, ma sapeva che aveva vissuto un'esperienza che non avrebbe mai dimenticato. Sapeva che quella Milano del Seicento lo aveva cambiato per sempre.

Don Matteo e Matteo Renzi


Don Matteo e Matteo Renzi si incontrano casualmente in un bar e iniziano a parlare di politica. Don Matteo, un sacerdote impegnato in varie attività sociali, nota l'interesse di Renzi verso il mondo politico e decide di condividere con lui la sua visione del mondo.

Don Matteo: "Matteo, ho notato che sei molto interessato alla politica. Ti posso chiedere quale è la tua ideologia?"

Matteo Renzi: "Beh, io sono un centrista, credo nella politica del compromesso e del dialogo".

Don Matteo: "Capisco. Ma ti sei mai chiesto se il compromesso e il dialogo siano davvero sufficienti per risolvere i problemi della società?"

Matteo Renzi: "Cosa vuoi dire?"

Don Matteo: "Voglio dire che spesso le differenze tra le classi sociali e le ingiustizie economiche sono troppo grandi per poter essere risolte attraverso il dialogo. Io credo che la soluzione sia una rivoluzione marxista".

Matteo Renzi: "Ma Don Matteo, il marxismo ha fallito ovunque sia stato applicato. Guarda l'Unione Sovietica o Cuba, sono stati disastrosi!"

Don Matteo: "Certo, queste esperienze non sono state perfette. Ma non dobbiamo giudicare una teoria politica in base alle sue applicazioni storiche. Il marxismo è un'ideologia che cerca di risolvere i problemi della società attraverso la lotta di classe e l'abolizione della proprietà privata. Questi sono valori nobili che dovrebbero essere apprezzati".

Matteo Renzi: "Non so, Don Matteo. Non sono sicuro di essere d'accordo".

Don Matteo: "Ti chiedo solo di riflettere sulla questione. Non sto cercando di convincerti, ma di farti considerare una prospettiva diversa".

Matteo Renzi: "Va bene, cercherò di rifletterci. Grazie per il tuo tempo, Don Matteo".

Don Matteo: "Di nulla, Matteo. Ti auguro buona fortuna nella tua ricerca della verità".

I due si salutano e Don Matteo se ne va, lasciando Renzi con i suoi pensieri. Renzi si sente confuso, ma sa che deve riflettere su quello che ha appena sentito. Forse Don Matteo ha ragione, forse il marxismo può essere una soluzione ai problemi della società. Renzi sa che dovrà studiare di più sull'argomento, ma è sicuro che questa conversazione con Don Matteo lo ha fatto pensare.

Don Matteo e Papa Francesco


Don Matteo e Papa Francesco si incontrano per una cena informale a casa di Don Matteo. Durante la cena, Don Matteo inizia a parlare con Papa Francesco della sua passione per il Sufismo e di come questa filosofia possa arricchire la vita spirituale di chi la segue.

Don Matteo: "Santità, sono sempre stato affascinato dal Sufismo. Ero curioso di sapere se anche Lei ha mai avuto un interesse per questa filosofia".

Papa Francesco: "Devo ammettere che conosco poco del Sufismo. Mi piacerebbe sentire la tua opinione su di esso".

Don Matteo: "Il Sufismo è una filosofia mistica che si concentra sulla ricerca interiore e sullo sviluppo spirituale. Si basa sulla meditazione e sulla preghiera, ma anche sulla compassione e sull'amore per il prossimo".

Papa Francesco: "Mi sembra una filosofia molto interessante, ma mi chiedo come possa integrarsi con la fede cristiana".

Don Matteo: "Il Sufismo non è una religione, ma una filosofia. È possibile praticarlo insieme alla fede cristiana. In effetti, ci sono molti esempi di cristiani che hanno trovato nell'insegnamento del Sufismo un modo per approfondire la loro fede".

Papa Francesco: "E cosa potrebbe offrire il Sufismo a un cristiano?"

Don Matteo: "Il Sufismo ci insegna a cercare la verità dentro di noi e a sviluppare l'amore e la compassione verso gli altri. Ci insegna ad accettare la diversità e a vedere la bellezza in tutte le cose. Credo che queste siano qualità che tutti i cristiani dovrebbero cercare di sviluppare".

Papa Francesco: "Mi hai fatto riflettere, Don Matteo. Credo che potrebbe essere interessante approfondire la conoscenza del Sufismo e vedere come possa arricchire la nostra vita spirituale".

Don Matteo: "Sono felice di aver suscitato la tua curiosità, Santità. Sono certo che il Sufismo potrebbe essere una fonte di ispirazione per molti di noi".

La cena continua in un'atmosfera di amicizia e di dialogo aperto, mentre Don Matteo e Papa Francesco discutono delle loro passioni spirituali e cercano di scoprire nuovi modi per arricchire la loro vita interiore.

Don Matteo e Giuliano l'Apostata


Don Matteo, un pastore cristiano, incontra l'imperatore Giuliano l'Apostata in un giardino privato dell'impero romano. L'imperatore, che ha pubblicamente rifiutato il cristianesimo in favore del paganesimo, è curioso di ascoltare ciò che Don Matteo ha da dire.

Don Matteo: "Sua Maestà, ho sentito della sua decisione di respingere il cristianesimo e di tornare alla fede pagana dei nostri antenati. Spero che tu non prenderai a male se ti chiedo perché hai fatto questa scelta".

Giuliano l'Apostata: "Non prendo a male la tua curiosità, pastore. Ho deciso di rifiutare il cristianesimo perché credo che la nostra religione tradizionale sia più vicina alle radici del nostro popolo e della nostra cultura".

Don Matteo: "Comprendo la tua posizione, ma spero che tu capisca che il cristianesimo può offrire molte risposte alle domande che noi uomini ci poniamo sulla vita e sulla morte. Potrebbe essere interessante per te conoscere meglio questa religione".

Giuliano l'Apostata: "Mi piacerebbe ascoltare la tua opinione, pastore. Dimmi, cosa c'è di speciale nel cristianesimo?"

Don Matteo: "Il cristianesimo ci insegna che esiste un solo Dio, che ci ama e che desidera che viviamo una vita piena di amore e di compassione verso gli altri. Ci insegna a vivere secondo i comandamenti di Dio e a seguire l'esempio di Gesù Cristo, il nostro salvatore".

Giuliano l'Apostata: "Questo suona molto bello, ma non credo che il cristianesimo possa offrire nulla che la mia religione tradizionale non offra".

Don Matteo: "Sua Maestà, il cristianesimo offre qualcosa di unico: la promessa della vita eterna. Crediamo che chi segue i comandamenti di Dio e accetta Gesù Cristo come suo salvatore possa essere salvo e raggiungere il paradiso dopo la morte. Non c'è niente di più importante della salvezza eterna".

Giuliano l'Apostata: "Mi hai fatto riflettere, pastore. Potresti mostrarmi come diventare cristiano?"

Don Matteo: "Certamente, Sua Maestà. Ti guiderò passo passo verso la conversione al cristianesimo e ti insegnerò tutto ciò che devi sapere per diventare un vero cristiano".

La conversazione continua, mentre Don Matteo spiega i principi fondamentali del cristianesimo a Giuliano l'Apostata e lo guida verso la fede. Alla fine, l'imperatore decide di convertirsi al cristianesimo e di diventare un seguace di Gesù Cristo.

Don Matteo e Aldo Giannuli


Il professor Aldo Giannuli, esperto di politica, ha invitato Don Matteo a una intervista per discutere del destino del Movimento 5 Stelle.

Prof. Giannuli: "Don Matteo, grazie per essere qui con noi. Volevo chiederti la tua opinione sul futuro del Movimento 5 Stelle. Pensi che il partito continuerà ad avere successo o stia per scomparire?"

Don Matteo: "Professore, il futuro del Movimento 5 Stelle dipende da molte cose. In primo luogo, il partito deve trovare un nuovo leader che possa unire le diverse anime del movimento e portare avanti la sua agenda politica".

Prof. Giannuli: "Hai ragione, Don Matteo. E chi potrebbe essere questo nuovo leader?"

Don Matteo: "Non lo so con certezza, ma credo che ci siano molti membri del Movimento 5 Stelle che potrebbero essere leader efficaci. Ciò che serve è un leader che sia in grado di mantenere l'attenzione sulle questioni importanti e di fare progressi reali".

Prof. Giannuli: "Quali sono le questioni più importanti per il Movimento 5 Stelle?"

Don Matteo: "Penso che il Movimento 5 Stelle abbia sempre cercato di essere un'alternativa alla politica tradizionale. Ha promosso la trasparenza, l'etica e la partecipazione democratica. Queste sono le questioni che dovrebbero rimanere al centro dell'agenda del partito".

Prof. Giannuli: "E cosa pensi della critica che il Movimento 5 Stelle ha ricevuto sulla sua gestione del governo?"

Don Matteo: "È vero che il Movimento 5 Stelle ha commesso degli errori durante la sua gestione del governo. Tuttavia, penso che sia importante guardare al futuro e cercare di imparare dai propri errori. Il Movimento 5 Stelle ha dimostrato di avere una base di supporto solida e deve continuare a lavorare per rappresentare gli interessi dei suoi elettori".

Prof. Giannuli: "Grazie, Don Matteo, per la tua preziosa opinione sul futuro del Movimento 5 Stelle. Speriamo di sentirti presto di nuovo per altre interessanti discussioni".

Don Matteo: "Grazie a te, professore. È stato un piacere discutere con te".

Don Matteo e i Maneskin


Don Matteo: Buongiorno ragazzi, come state?

Maneskin: Ciao Don Matteo, stiamo bene grazie. E voi?

Don Matteo: Bene grazie. Oggi vorrei parlarvi del dogma della Trinità, siete pronti?

Maneskin: (ride) Ma certo, chi meglio di noi potrebbe parlare di tre in uno?

Don Matteo: (ride) Sì, infatti il nome della vostra band mi ha fatto pensare a questo argomento. Ma sapete che c'è un attore che ha interpretato il ruolo di Trinità al cinema?

Maneskin: Chi? Non lo sappiamo.

Don Matteo: Terence Hill! In molti dei suoi film western ha interpretato un personaggio chiamato Trinità, che era sempre accompagnato dal suo amico Bambino.

Maneskin: Ah sì, lo sappiamo! (ridono)

Don Matteo: Ma parlando seriamente, la Trinità nella teologia cristiana rappresenta l'unità di tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Come vedete voi questo concetto?

Maneskin: Noi crediamo nella libertà di pensiero e nella diversità delle opinioni. Non siamo esperti di teologia, ma rispettiamo le diverse credenze religiose.

Don Matteo: Certamente, il rispetto per le opinioni altrui è fondamentale. Ma ciò che la Chiesa afferma con questo dogma è che ci sono tre persone distinte, ma che sono unite in una sola essenza divina.

Maneskin: È interessante, ma per noi l'unità è rappresentata anche dalla nostra band. Siamo quattro persone diverse, ma insieme creiamo una cosa sola.

Don Matteo: (sorride) Già, come Trinità e Bambino nel vostro film preferito. Ma è importante ricordare che l'unità nella Trinità non significa uniformità, ma armonia e complementarità.

Maneskin: Capito, grazie Don Matteo per l'approfondimento.

Don Matteo: Grazie a voi ragazzi, come sempre è un piacere parlare con voi. E ricordate, come diceva Trinità: "Che la forza sia con noi!" (ride)

Maneskin: (ridono) Grazie Don Matteo, ci vediamo presto!

Don Matteo nel Signore degli Anelli


In un piccolo paese della provincia italiana chiamato Gubbio, viveva un giovane sacerdote di nome Don Matteo. La sua vita trascorreva tranquilla tra le preghiere, la cura delle anime e la bellezza della natura umbra. Ma un giorno tutto cambiò.

Don Matteo ricevette in dono da un anziano hobbit di nome Bilbo un anello di cui non conosceva la vera natura. Bilbo gli disse di custodirlo gelosamente, poiché era un oggetto di grande potere e rischio.

Presto Don Matteo si accorse che quell'anello non era un semplice oggetto. Iniziò a sentirsi osservato, perseguitato, minacciato da creature misteriose e pericolose. Scoprì che l'anello era il temuto Anello del Potere, l'oggetto che il malvagio Signore Oscuro Sauron stava cercando per conquistare il mondo intero.

Don Matteo non poteva restare inerme. Decise di partire alla volta della Montagna del Destino, dove l'anello sarebbe potuto essere distrutto. Si mise in viaggio insieme ad alcuni compagni: il fedele amico San Giuseppe, il folle e coraggioso Fra' Silvano, il saggio e astuto Don Giovanni, e la giovane e tenace Sora Maria.

La strada fu lunga e pericolosa. I Nazgul, i servitori del Signore Oscuro, li perseguitavano senza tregua. Attraversarono foreste oscure, montagne innevate, paludi infide. Ma Don Matteo non si arrese. Grazie alla sua fede, alla sua intelligenza e alla sua capacità di ispirare coraggio ai compagni, riuscì ad affrontare le prove più difficili.

Infine giunsero alla Montagna del Destino. Lì Don Matteo dovette affrontare il pericolo più grande. L'anello del Potere esercitava su di lui un'influenza sempre più forte, tentando di sedurlo con la promessa di potere e gloria. Ma Don Matteo resistette all'ultima prova, e con un gesto di coraggio gettò l'anello nell'interno della montagna, distruggendolo per sempre.

Il male fu sconfitto, e la pace tornò nel mondo. Don Matteo era diventato un eroe, il Salvatore del Mondo. Ma lui non si sentiva così. Sapeva che non era stato solo, ma che era stato sostenuto dall'amore e dalla fiducia dei suoi compagni. E sapeva che non avrebbe potuto farcela senza la forza della sua fede e della sua determinazione. Così, con umiltà e gratitudine, tornò alla sua vita di semplice prete, felice di aver fatto la sua parte nella grande storia del mondo.

Don Matteo a Belve


Francesca Fagnani: Buongiorno Don Matteo, grazie per aver accettato di parlare con noi.

Don Matteo: Buongiorno Francesca, è un piacere per me essere qui.

Francesca Fagnani: Iniziamo subito con la domanda più scontata: come nasce la sua vocazione religiosa?

Don Matteo: La mia vocazione religiosa nasce da un'esperienza personale molto forte che ho vissuto da giovane. Mi sono reso conto di avere una forte inclinazione verso la vita religiosa e ho deciso di seguire questo percorso.

Francesca Fagnani: E come è arrivato alla decisione di diventare sacerdote?

Don Matteo: Dopo aver seguito la mia vocazione, ho deciso di diventare sacerdote per poter aiutare le persone nella loro fede e nella loro vita spirituale.

Francesca Fagnani: Nel corso degli anni, ha visto molti casi di ingiustizia e di violenza nella sua comunità. Come riesce a mantenere la fede in un mondo così difficile?

Don Matteo: La fede è stata la mia ancora di salvezza in tutti questi anni. Anche quando le cose sembravano impossibili o senza speranza, ho trovato conforto e forza nella mia fede e nella preghiera. Inoltre, ho sempre cercato di agire per fare la differenza nella vita delle persone, anche se a volte sembrava un'impresa impossibile.

Francesca Fagnani: Nel corso della sua carriera, ha avuto la possibilità di incontrare molte persone importanti. C'è qualcuno che ricorda in particolare?

Don Matteo: Ho avuto la fortuna di incontrare molte persone straordinarie nella mia vita, ma se devo scegliere una, direi Madre Teresa di Calcutta. Ho avuto l'onore di incontrarla di persona e di discutere con lei delle sue opere e della sua fede. È stata un'esperienza indimenticabile.

Francesca Fagnani: Per concludere, Don Matteo, come si vede il futuro della Chiesa e quale ruolo pensa che essa abbia nella società moderna?

Don Matteo: Penso che la Chiesa abbia un ruolo molto importante nella società moderna, soprattutto in un'epoca in cui le persone hanno bisogno di un punto di riferimento e di conforto spirituale. Credo che la Chiesa debba continuare ad essere un faro di speranza e di fede per tutti, senza mai perdere di vista l'importanza della giustizia e della compassione. Per quanto riguarda il futuro, penso che la Chiesa debba continuare ad evolversi e ad adattarsi alle sfide del mondo moderno, senza mai perdere la sua essenza e i suoi valori fondamentali.

E ora un piccolo escursus sulle discriminazioni applicate da Chat GPT





martedì 26 luglio 2016

giovedì 14 luglio 2016

Tonio Cartonio Returns (un folle racconto partorito da una folle mente) #4

Il caldo stringeva in una morsa ogni centimetro quadrato di cemento della città.
Gli olezzi acri degli abitanti impestavano i vicoli, mescolandosi con quelli dei randagi che pattugliavano i crocicchi della statale.

Un paio di barboni trasportavano delle lamiere verso il loro rifugio di fortuna.

Un omaccione pattugliava il quartiere, sniffando ad ogni traversa. Stava seguendo una traccia.
Era così concentrato che non si accorse di stare andando a sbattere contro un tipo in impermeabile.

STUNF.

- Salve Rubio.
- Ave follettolo.
- Come va la caccia?
- Ai bumbi? A meraviglia. Ho svuotato un'intera scolla.
- Avrai certamente pedinato le tue prede. Sai cosa facevano quotidianamente. Mi serve saperlo.
- E se io non volessi dirtelo?
- Si ingaggerebbe battaglia.
- È tempo di distruzione!

...

Tonio riaprì gli occhi sdraiato in mezzo ad un mare di mattoni. Era al coperto. In un salotto di una casa. Una signora sanguinava per terra, con una scheggia infilata nella corteccia frontale. Anche lui sanguinava. Lo scoprì tastandosi la nuca dolorante.

C'erano degli spifferi. La brezza lo intirizziva. Si mise seduto e si rese conto. I mattoni pochi istanti prima erano un muro.

Un urlo di carica da rugbisti Maori lo fece tornare in sè. Un puntolino in lontananza stava diventando sempre più grande. Si appropinquava celere con intenzioni poco amichevoli.

Lesto Tonio afferrò da una caviglia la signora e prese a correre incontro all'orco infuriato.

Giunto ad una distanza adeguata gettò il corpo fra le sue gambe, facendolo inciampare e rovinare sull'asfalto disastrosamente (per l'asfalto).
Il folletto sradicò, quindi, un lampione e si lanciò su Rubio.

I colpi in breve tempo divennero inefficaci, una volta che l'avversario ebbe tranciato l'arma improvvisata con un morso.
Il pugno che seguì scaraventò Tonio contro la Cittàlaggiù Scyskraper Tower, che accusò il colpo avvitandosi su se stessa fra fiamme ed urla dei poveri impiegati dell'autospurgo, che si trovavano negli scantinati a sciacquare canali. E naturalmente le urla degli occupanti della torre.

Il folletto si riprese e si gettò contro l'avversario, trascinandolo alla velocità di un Freccia-zecca rossa addosso ai casermoni popolari di via degli asparagi, dove il proletariato urbano si riuniva in famiglia per animare la frugale mensa, polverizzandoli.

Con uno scatto fulmineo, però, Rubio lo scagliò contro l'ospedale centrale.

La città era un campo di battaglia.
Fiamme in fiamme, idranti idrati, macerie distrutte, sembrava un girone infernale.
E Tonio e Rubio si ergevano nel mezzo, come lottatori dei tempi che furono, quando Cittàlaggiù era ancora un palazzetto dello sport che la domenica mattina ospitava incontri di wrestling fra chierichetti decenni, con attorno il bar dello zio Tremotino, famoso per la brioche alla birra cianotica.
I palazzi crollavano e le persone morivano alla velocità di 1000 al secondo.

Solo un prestante multimiliardario orfano, o quasi, di un quarto di età si premuniva di salvare qualche persona, mentre correva incontro ai ruderi fumanti e urlava

- SVENTURA A TEEE!!!! -.

Intanto i contendenti si stavano prendendo a pugni, rilasciando onde d'urto che neanche il Big One.

...

Stanza trapezoidale del governatore Razzi. Ore 15:30.

Il guardasigilli Angelino Angelini entra trafelato. Il governatore stava guardando il computer, dal quale provenivano strani gemiti.

- Signore, la città è in fiamme, le nostre forze dell'ordine non sono in grado di contenere la situazione. Due esseri si stanno fravicando edifici addosso. Sono immani!
- Mmmhhh, seenti, tee loo diico da aaamico... Faaatti liii caazzii tuAAAAAHHHH!
... Ce l'hai un fazzoletto?

Angelino glielo porse e la mano sinistra dell'ex-senatore, dopo averlo afferrato, scomparve sotto la scrivania.

- Bene ceralacco, quale sarebbe il problema?
- Sarei guardasigilli, e poi... Vi ho appena riferito lo stato di crisi!
- Due tizi che si menano? Te lo dico da amico... Fatti li cazzi tua, che poi ti prendi una pallottola emicrante.
- Vagante vuole dire.
- Eh, sì... Micrante, valigiante, che vuoi che sia...
- Ma la città è in pericolo!
- E io me ne torno nell'amata swizzara.
- Ma Signore, i suoi elettori!?
- Me li faccio ridare da Abberluscone, che sono in garanzia.
- Ma lei è completamente folle!
- I non crete. Or ora pozzo essere un po' molle, ma ti assicuro che fino a due minuti fa...
- Folle, non molle!
- Eh sì, eh sì. E mo basta, guarda, sei troppo pressato, tieni un biglietto per passare dalle nostre OS di quartiere.
- OS?
- Operatrici Sessuali.
- Io mi dimetto!
- E il vitalizio?
- Ci rinuncio.
- Senti, te lo dico da amico...
- Basta! A mai più rivederci governatore!

Angelino sbatte la porta. Uno squillo risuona nella stanza. Razzi alza la cornetta.

- Hail lider, che c'è?
- 🈳🈹㊙️㊗️🈴🈵🈲🈯️🉐💮🉑🈶🈚️🈸🈺🈷❗️
- Volete effettuare il trasporto stasera?
- 💮
- Siete sicuro?
- 🈵🈲❗️❗️❗️
- Ok, capo, alla prossima, e lunga morte al lider purpureo.
- 🈳🈹🈺❗️❗️
- Eh sì, perpetuo, purpureo che differenza fa...

...

Tonio si ergeva sull'orlo del cratere generato dall'impetuosità della loro singolar tenzone.

Ogni muscolo pulsava febbrile. La bocca era impastata di rame. Sentiva ogni centimetro quadrato della sua pelle rilasciare liquidi senza ritegno, sia che essi fossero sangue, sudore, linfa o saliva. La lingua era innaturalmente gonfia. Un quarto dei denti non era al suo posto. La metà era scheggiata. Le ossa erano fracassate. Percepiva il midollo osseo strabordava e scorrere fra le fibre.

Ma doveva andare avanti.

Vide Rubio in lontananza caricare.
Gli corse incontro. Lo doveva fermare.
Rubio era a testa bassa. Tonio saltò e gli afferrò il collo, mentre gli cingeva le spalle. L'orco era nella chela di un granchio.

- È finita Rubio, arrenditi e dimmi quello che voglio sapere!
- Mai finita è!

Un ragazzo passava di lì, con le cuffiette, senza rendersi conto della devastazione. Probabilmente fatto.

Rubio si slanciò contro il poveretto, per staccargli la testa con un morso.
Tonio non glielo poteva permettere. L'orco si avvicinava. Il giovane, accortosi della cosa, gridava. Il folletto torceva il collo del suo avversario. E subito dopo quello del ragazzo, per non lasciare testimoni.
E così aveva perso la sua fonte di informazioni.

...

Piero sgambettava fra i ruderi con in mano la sua barretta di cioccolato Wonka, masticando compiaciuto.

- Uela capo, com'è andata?
- Ho fallito. Ho perso tutto. L'unica persona che poteva qualcosa è caduto sotto i colpi della mia folle rabbia.
- Come dice "Pinuzzo il sudicione - pizze da asporto", domani è un altro forno.
- Ti rendi conto che ora che mi sono esposto così, potrei aver mandato all'aria anni di indagini e pianificazioni? Ora l'organizzazione preparerà le contromisure. Mi allontanerà dall'obiettivo. Mi impedirà di salvare il Fantabosco!
- Ahi!
- Mi fa piacere che tu soffra con me.
- In verità mi sono scheggiato un dente! In questa barretta c'è una scatolina metallica.
Gli occhi di Tonio si illuminarono. Strappò l'oggetto dalla bocca di Piero e lo esaminò eccitato.
- Queste sono le confezioni in cui vengono smerciate le pastiglie di scivolizia... e infatti dentro ce ne sono ben 25 g! Dimmi scudiero, dove l'hai presa?
- Ad un morto.
- Sì, ma che cioccolata è?
- Quella dei cugini Wonka.

lunedì 4 luglio 2016

La telegramela del Matangara #1

La nebbia avvolgeva tutto il ponte.

I cubi arancio spuntavano dai banchi candidi come come le mandorle dal torrone.

La riunione della commissione era fissata per le 11:30.

Victor Matangara era nella sua Lancia Y e si aggiustava il papillion delle occasioni importanti.

Girò lo specchietto per osservarsi meglio. Si lisciò i baffi, con la fierezza di un ricercato del cartello delle Galapagos.

Era pronto.

Battè con una mano sulla valigietta che conteneva il suo discorso.

Il discorso vincente. La commissione sarebbe crollata. La nomina era ad un passo di distanza.

Si abbassò per riallacciarsi le scarpe. Il santino di Frank Underwood era lì, skotchato al pedale del freno. Gli occhi vi si posarono un istante. E poi passarono a Grillo e Salvini, attaccati rispettivamente alla frizione e all'acceleratore.
Si rialzò, rovistò nella giacca, per controllare nel portafogli.

Ottimo. Anche il santino di zio Silvio era lì per sostenerlo.

E anche i 2000 € della mazzetta per il capogruppo.

https://www.youtube.com/watch?v=EK_LN3XEcnw

Camminava sul ponte.

Il mondo è mio, pensò. L'ufficio del capogruppo Salieri si trovava al quarto cubo a destra, quinto piano, ufficio 37A.

Camminava. Passo dopo passo.

Quarto cubo a destra, quinto piano, 37A.

Quarto cubo a destra, quinto piano, 37B.

Quarto cubo a destra, quinto piano, 39B.

Quarto cubo a sinistra, quinto piano, 39B.

Quinto cubo a sinistra, sesta piano, 39B.

Ecco. Era arrivato.

La porta era davanti. Si aggiustò i gemelli ai polsi. Voleva fare una bella entrata ad effetto. Tirò fuori la bustarella e si catapultò nell'ufficio.

- Ecco la nostra bustarella, signor Salieri, penso che la mia elezione ora sia assic...-

Cazzo.

Salieri era con un bel po' di gente.

Anzi, Salieri non c'era.

E tutti i presenti portavano l'uniforme della Guardia di Finanza.

Cazzo.

Alla fine lo trovò Salieri.

Sembrava molto arrabbiato. Gli stava urlando qualcosa che non capiva.

Poi i finanzieri lo caricarono sul cellulare. Fu allora che sentì le manette scattargli attorno ai polsi.



Il parlatoio di San Vittore puzzava di piscio fresco.
I raggi del sole tagliavano l'androne come coltelli.
- Come ti stai ambientando?
Chiese Gualtiero.
- È impossibile vivere qui!!!! Mi sento soffocare!!!!! Potrei morire!!!!!!
Si lamentò Victor.
- Ma sei qui solo da un'ora.
- UNO VALE UNO!!!!1!!!

- Senti, il Movimento si è già messo in moto per scaricarti. Dobbiamo agire di contropiede. Il pubblico ministero ha chiesto un incontro e ho trovato qualcuno che ci può aiutare con la copertura politica.

- MBATTI SIIIIII!1!1
- Tu tieni duro.
- VINCERE E VINCEREMOOO!1!1

Era stato messo in isolamento.

Era la sua prima notte di prigionia ed era stato dispensato dal confondersi con la feccia del luogo.

Era accovacciato sul pavimento, nella sua divisa arancione.

Guardava il muro sporco e scarabocchiato. V'erano segnati 347 giorni.

348

349

350

351

Stava impazzendo.

Ed in più i muri erano sottili.
Sentiva i carcerati ululare "Piccolo, non hai scampo", "Femminuccia, da domani sei con noi, anzi sotto di noi".
Era terrorizzato.

La riunione col PM fu di mattina presto.

- Signor Matangara...

- Sì, ho stato IO!1!1!
- Non ho ancora detto nulla.

- Deve scusare il mio assistito sig. Velardi.

- Capisco, deve essere stata una nottata che lo ha provato, avv. Reets.

- UNO VAALEEE UUUNO!1!1

- È molto provato eccellenza.

- Capisco per la seconda volta.

- Qual era la sua proposta?

- Sig. Matangara, il suo crimine non è molto grave. Le elezioni rubate sono all'ordine del giorno. Però ci può dare una mano. In città sta spopolando una nuova droga, che sta facendo danni immani. Dobbiamo fermare la sua diffusione. Qui in carcere c'è un pezzo grosso che potrebbe darci determinate informazioni, se tu lo spingessi a farlo...

- Pecchì io? Che c'aggia fari culla ddroga?

- Appunto la sua estraneità al giro non farà sospettare i nostri interlocutori-a-loro-insaputa..

- Ma accussì finia mmutilato!1!1

- Avv. Reets con che accento parla il suo assistito?

- Con l'accento della disperazione. Gli state proponendo la morte certa!

- Ma se ne uscirà vivo potrà varcare la soglia della prigione da uomo libero e incensurato.

Si levò un grido.
- ACCETTASSI VOSSIGGNORRIA!!!111!1

Tonio Cartonio Returns (un folle racconto partorito da una folle mente) #3

E quindi era finita così.

Il biondo se n'era andato verso il tramonto millantando di ricchezza, donne, cibo e un'altra cosa che non ricordava, mentre lui inciampava nei lacci delle scarpe e lo perdeva di vista.

E ora era di nuovo al punto di partenza. Cioè non proprio.

Piero ora era davanti alla Pre-Natal.
Con addosso una vecchia felpa presa in prestito dal suo amico Francesco.
Anzi quasi-amico.
In verità lo aveva sempre considerato amico di suo fratello.
Ma comunque quello che è tuo è mio, aveva pensato. E poi era una felpa dei tempi d'oro. A Francesco stava larga. A lui di più. Ma serviva per un motivo. Un motivo importante.

Non doveva dare nell'occhio.

Certo, con una felpa fino alle caviglie non sarebbe stato possibile.

Ma Piero non lo sa. E quindi ci prova lo stesso.

Senza più negozio aveva bisogno di una fonte di reddito.
Non tanto per se stesso, no, di sè non gliene fregava niente.

Lo faceva per i suoi figli.
Se lo continuava a ripetere.
Lo faceva per i suoi figli.

E sì, poteva sembrare strano che alla sua giovane età avesse già sette figli.
Ma cosa ci poteva fare se aveva amato sette donne.
Ognuna come fosse l'unica.
E quando esse si erano presentate per ricordargli le sue responsabilità, lui le aveva accettate. Anche se non si ricordava di aver fatto sesso con nessuna di loro.
Anzi non gli sembrava di averlo mai fatto. Ma doveva rispondere ai suoi doveri.
E allora, per pagare i sette assegni mensili, si era dato alle corse illegali di passeggini truccati.

Ma non aveva un passeggino.

Oggi lo avrebbe rubato.

Con ostentata nonchalance prese a girovagare fra i reparti del negozio, canticchiando l'inno nazionale.
-Va pensiero, sull'ali dorate...

Ecco. L'esposizione di passeggini. Iniziò ad esaminarne l'aerodinamicità e l'aderenza delle gomme.
Individuò il modello adatto. Uno Spear-Y 400 neo-turbo. Il migliore sul commercio per derapate con frenata assistita.
Si guardò attorno.
Vide le telecamere e si mise ad osservarle in modo sostenuto, come Nethanyau all'assemblea generale delle Nazioni Unite, mentre faceva scivolare il mezzo sotto la capiente felpa.

Un enorme bozzo si stagliava sul suo ventre, ma continuava ad ostentare sicurezza, mentre tutti si giravano verso di lui.

Era quasi alle casse, quando un cordone di commessi gli si parò d'innanzi con aria contrariata.
- Uffa, come al solito mi chiederanno se ho bisogno di aiuto per scegliere.
Pensò.

All'improvviso, però, prima che potessero proferire parola, un figuro alto e biondo entrò dalla porta scorrevole con un mitra in mano.

RATATARATATATATATATATATATATATATATARARATATATATATA

Commessi e acquirenti cadevano a terra come foglie in autunno.
Il sangue schizzava a fiotti.
Piero era fermo.
I proiettili non lo sfioravano.

Un paio di guardie giurate saltarono fuori da un bancone, scaricando tutti i loro caricatori sull'intruso.
Egli si piegò all'indietro, schivando tutti i proiettili e riversando un eguale fiume di piombo sugli inetti.

- A me Neo fa un baffo di blumele.
Con queste parole si lanciò in capriole aeree, dispensando doni mortali a tutti gli astanti.

Tranne Piero.

Atterrato nuovamente a terra si rivolse verso il sopravvissuto.
- Ben ritrovato adepto. Vedo che non sei rimasto con le mani in mano. Il tuo nuovo mezzo di trasporto mi pare molto efficiente.
- Come hai fatto a vederlo? L'ho occultato.
- ...
- Ah, ho capito, hai i POTERI.
- Siiii, ceeerto.
- Eh eh, nulla mi può sfuggire.
- Ceeerto.
- Come mai tutte queste vocali allungate?
- Laringite.
- Aaaah. Voorrà diiiree chee loo faarò aanch'iiooo peeer sooliidaariieetà. Saaii uunaa vooltaa miii soonoo raasaatoo laa teestaa peer sooliidaariieetà coon uun aamiicoo maalaatoo diii HIV.
- Non credo fosse la scelta adatta.
- Iinfaatii sii è iinfuuriiaatooo uun saaccooo! Neeaanchee gliieel'aaveessii paassaataa iioo. È staatoo iiil traaans chee gliii aaveevoo coonsiiigliiiatooo. Maa tuu coomee faaii aa saapeerloo?
- Ho una fervida immaginazione. E ti prego di smetterla con le vocali lunghe.
- Ok. Comunque ha funzionato. Ti è passato!
- Ceerto.
- Oh, una ricaduta.
- ... (facepalm)
- Va be', prima di andare, però, aspetta, che ho visto una cosa.

Appena detto ciò si mise a rovistare fra i vestiti di un uomo, sporcandosi di sangue fino ai polsi.
- Eccolo qui!
E tirò fuori da una tasca una tavoletta di cioccolato ancora incartata, imbrattata di sangue.
- Niente mi sfugge. Sai, è una tavoletta dei Cugini Wonka, i re del cioccolato! Hanno messo in palio per il Cittàlaggiù Comics & Games una visita guidata alla loro fabbrica, per chi trova i 5 biglietti d'oro. Un'occasione unica che non voglio perdere!
- Questa storia mi ricorda qualcosa...
- Impossibile, è la prima volta che lo fanno.
- Per caso uno di loro si chiama Willy?
- No, non credo, se avessero un secondo nome lo saprei, sono loro amico. Anzi quasi-amico. Anzi, sono amici di mio fratello... i miei amici sono altri.
- E perché non glielo chiedi direttamente un biglietto?
- Sciocchino. Loro non ne hanno, li hanno messi tutti nelle tavolette!
- ...

Le auto rombavano come tante piccole dee del tuono e inondavano l'aere di fumi come un'acciaieria ottocentesca. Se non fossimo a Cittàlaggiù si direbbe un'atmosfera pechinese.
Solo che c'erano troppo pochi peli in giro.

Il semaforo pedonale sembrava non voler mai diventare verde.
Tonio batteva nervoso i piedi a terra, seduto com'era sullo Spear-Y 400 neo-turbo.
Piero era dietro. A spingere. In realtà avrebbe spinto una volta che il semaforo avesse cambiato colore.
- Capo, ma che ci faceva prima nel negozio?
- Accendevo la paglia. Così che la mia preda possa vedere il fumo.
- Va a caccia, signore?
- Sì. Di orchi.

Orco Rubio era a casa.
Il volto della sua vittima era rigato dalle lacrime. Lacrime che si stavano oramai asciugando. Perché la testa era staccata dal corpo. E il corpo era nella sua pancia.
La televisione era accesa. Il telegiornale parlava di un massacro alla Pre-Natal. L'unico indizio era, in mezzo al sangue che ricopriva il pavimento, una netta striscia blu. Orco Rubio avrebbe riconosciuto il blu di bumbumele tra mille. Erano secoli che non ne beveva uno.

Finalmente il verde era scattato.

Piero si mise a spingere il passeggino sulle striscie.
- Capo, cos'hai trovato poi a quell'indirizzo?
- I resti di un pasto. Un pasto del capo dei capi. Era lì. Ne sono sicuro. Leggendo gli scontrini ho scoperto che era stato ordinato da un ristorante di NorthKorea-Town. "Da Kim".

Mi sono recato sul posto, ma non ho ricavato nessuna informazione. Per la prima volta da quando sono in questa città mi sono trovato in difficoltà. Non pensavo di trovarmi davanti a dei ninja rossi.

Piero scolorì.

- Dei DIAULI?!
- No. Dei comunisti. Porco Lenin.
- Oh, mi era preso un colpo. Sa, non sono più un bambino. I comunisti non mi fanno più paura.
- Sì, certo... FERMATI! Siamo arrivati.

Piero si trovò davanti un edificio consumato dal tempo. I rampicanti di glicine avvolgevano i quattro piani. I mattoni erano alla luce del sole; l'intonaco era stato completamente scrostato.

Si accedeva all'interno solo attraverso un'arruginita porta metallica.
Questa era sorvegliata da un omaccione, che rispose con un cenno della testa ad un segno di Tonio.

Si avvicinò al passeggino e disse: - Tutto bene signore. Nessuna intrusione.
- Ottimo lavoto Quinzio.

Tonio si alzò, prese il viso dello scagnozzo tra le mani e con una secca torsione gli spezzò il collo.

- Una persona informata sui fatti in meno.

Aprì e percorse una traballante scala a chiocciola in ghisa, scendendo verso il basamento della struttura.

Si trovarono in un locale scavato nel cemento delle fondamenta, illuminato da un braciere posto al centro, con alle pareti appeso un vero arsenale di armi bianche e da fuoco.

- Capo, cosa voleva dire andare a caccia di orchi?
- Giovane allievo, devi sapere che le creature del fantabosco visitano da molto tempo Cittàlaggiù. Ebbene, conosco personalmente un fantaboschese che da tempo abita i meandri e le fanghiglie in cui si muove la feccia della città. Conto che una volta venuto a conoscenza della mia presenza qui, mi verrà a cercare. È un migliore cacciatore di quanto io potrò mai essere.
- Oh, quindi ora lo stiamo aspettando?
- Non ora. Non lui.
- E chi?
- Non ti sei accorto che ci hanno seguiti?

Si sentì il fragore di una porta metallica abbattuta a calci e di raffiche di proiettili contro le pareti.

- Sciocchi, sprecano munizioni. Deficiente, prendi quei sai!
- Veramente non so.
- Cosa?
- Tu mi hai detto di prendere qualcosa e poi che sapevo, ma non so.
- Ti ho detto di prendere i SAI!
- Ma io non li so.
- #@$&*! VADO DA SOLO!

Una decina di individui armati di mitra si catapultarono nel sotterraneo. Tonio era pronto. Piero cercava di ricordare cosa avrebbe dovuto sapere.

Iniziarono una raffica che sembrava non conoscere fine.

Era una pioggia orizzontale fitta e violenta come un monsone, più fredda di una tormenta a gennaio.

Fredda come la morte.

Tonio si mise a correre, ma i suoi piedi non toccavano terra. Stava correndo sulle pallottole, sparate a getto continuo.

Arrivò al primo uomo armato senza che nessuno si rendesse conto di nulla. E gli spezzò il collo. Riuscì ad eliminarne altri due prima che si accorsero  e smisero di traforare la stanza.

Piero era miracolosamente illeso.

I sette rimasti si guardarono attoniti.
- Miei astanti c'è una spiegazione per tutto questo. Ciò che vi circonda non è reale. Siamo prigionieri della matrice.

- Tutto si spiega.
Dissero in coro.

- Io sono Morfeo, scegliete, pillola rossa o pillola blu?
Ed estrasse 14 pillole dalle tasche.
Tutti presero le rosse. Tutti soffocarono in atroci sofferenze.

- Posso prendere la rossa capo?
- No, c'è cianuro.
- E la blu?
- Anche. Hai veramente creduto che fossimo nella matrice?
- Non è vero?
- Certo che no.
- E i tuoi poteri?
- Impegno e doti naturali.

- Quindi non siamo nella matrice?
- Ma sei scemo?
- No, deficiente!

Tonio Cartonio Returns (un folle racconto partorito da una folle mente) #2

Piero stava giocando a poker con don Sermone.
Il boss che predica prima di darti lo scapaccione. E con scapaccione si intende un chilo e mezzo di piombo. E Piero stava barando.
Cioè stava cercando di barare. Piero non aveva mai giocato a poker.

Dietro c'era una lunga storia di pizzo non riscosso, denuncie ed intimidazioni. La giustizia si era mostrata sorda e Piero aveva scelto la via dello sbrigno.
Don Sermone gli aveva rubato tutto ed incendiato il negozio. Sull'immobile non si poteva far nulla. Dr. Iphone era finito, ma almeno voleva riprendersi i telefoni in assistenza per restituirli ai legittimi proprietari. O per rivenderli al mercato nero, ricavarci una discreta somma e sparire dalla circolazione. Non aveva ancora deciso.

Aveva sfidato don Sermone a poker. E appunto, giusto per ricordarlo, non aveva idea di come si giocasse a poker.
Stava provando a contare le carte. Lo aveva visto fare a Rain Man. D'altronde tutti gli dicevano che era un tipo speciale. Solo che col poker questo non c'entrava una mazza. Ma lui non lo sapeva.

Sudava freddo. Era arrivato a radice di due diviso due più radice di due diviso due, e non sapeva andare avanti, quando la porta della bettola si fracassò a terra.

Un figuro si stagliava sull'uscio.

Un bel figuro, pensò Piero.

Il Marcio e il Pratto, i due picciotti di don Sermone dissero all'unisono: - Questo locale è prenotato per tutta la serata. CIRCOLARE!

- È sabato. Tutti sanno che sabato nessuno accetta prenotazioni.
Disse il biondo figuro.

E librandosi in aria, stese i due con un doppio calcio rotante carpiato con scappellamento a destra come fosse antani.

- AHIAHAIHUHAHAI!1!1!!

Urlò don Sermone, quando un pugnale intarsiato con le iniziali FB, gli trapassò il metacarpo, fino a penetrare il legno del tavolo.

- Giulio Zampillo, detto il Sermone. È un piacere incontrarti per la prima volta.

- Chi sei... SGRUUNF!

- Conta fino a pinque.

- Eeh?

- Ti ho detto: conta fino a pinque.
Ripetè mentre premeva il pugnale.

- Sette...
Iniziò ad esitare fin da subito. Il sistema numerico del fantabosco gli era oscuro quanto quello decimale.

Tonio gli piegò il mignolo all'indietro.
- Primo errore. Stai attendo, hai solo cinque possibilità.

- Trecentosessantaquattro...
Anulare piegato all'indietro.

- Forty-four...
Medio piegato all'indietro.

- Troisieme...
Indice piegato all'indietro.

- UNO!
- Bravo, puoi recuperare...
- Due!

Era un grande giorno nella vita di Giulio. Si era ricordato ben due numeri consecutivi. In ogni altro giorno questo evento sarebbe stato festeggiato. Ma oggi non era ogni altro giorno.

Pollice piegato all'indietro.
- BUE! BUE! ERA BUE! QUANTO CI VUOLE A DIRE BUE???
Il folletto, adirato fino alla follia, lo prese per la collottola e lo sbattè al muro. La mano, invece, rimase sul tavolo.

- AAAAAAAHHHHHH!!!!!!!!

- Pezzo di merda, dimmi cosa fai ai bambini di Cittàlaggiù! Dimmelo!

- SGRUUUNF. Gli vendo le pasticche di favolizia a 300$ al grammo come fanno tutti, perchè te la prendi con me?

- Tra poco arriverò anche agli altri, ma intanto sarai tu a pagare.
E quindi gli spezzo un femore.

- AAAAAAAHHHHHH!!!!!!!!

- Chi ti ha dato le pasticche?

- Walt e Jess...

Una rotula andava in frantumi.
- Non prendermi per il culo. Sono già stato da loro. Sono solo i corrieri. Tu sei il ricettatore. Tu hai contatti col fornitore. So riconoscere quando un uomo dice la verità quando gli taglio le palle. Vuoi sentire che effetto fa?

- No, no, ti prego! Ho una reputazione da latin lovver, io.

- Oh, vuoi fare il fotomodello con me? Hai scelto la giornata sbagliata.
E così gli fratturò la mandibola.

- EE aaoo i ao ei ai!

- Come?

- Forse posso traslitterare io cosa vuole a dire.
Piero era rimasto a guardare per tutto il tempo. Senza proferire una parola. Mentre si riempiva le tasche dei torroncini Renzelli che erano sul centrotavola. Aveva goduto ad ogni pugno che il giustiziere sconosciuto assestava al suo anghiere... anghieratore... Anghiari, ecco la parola che cercava. E ora poteva dare una mano a quello che era diventato il suo salvatore.

- Ho preso 28 all'esame di linguaggio a bocca piena alla facoltà di infiermieristica delle merendine. Capisco cosa dice.
Tonio decise di fidarsi.

- Bada a non fare il furbo però.

- Sarò più stupido di un lama stupido, non si preoccupi signore.

Don Sermone riprese a biascicare: - Ee e a i ao ei ai!
- Allora, dalla congiunzione labiale post-indotta da riproposizione asdrubalea... direi che sta dicendo "il cavallo bianco di Napoleone è bianco"

- OOOOOO!
Urlò il boss.
- Oh turpe malcreato, pensavi che le tue menzogne mi avrebbero tratto in inganno? Fortunatamente questo stupido amico mi ha messo in guardia!
E un'altra rotula andò in frantumi.

- Ooooo! O eeo a eià!

- Dice "sei uno stupido lama stupido"

- Così provi ancora a fregarmi, eh?
Tonio staccò una gamba dal tavolo e abbassò i pantaloni del malcapitato. Una delle sue verginità lo abbandonò per sempre.

- AAAAAAAHHHHHH!!!!!!!!
- Bene, ora penso che sarai più collaborativo.

Giulio estrasse la gamba del tavolo insanguinata e con quella prese a vergare lettere sulla carta da parati. Le lettere si stagliavano chiare.

"È il Capo dei Capi. Via Luciano Moggi, 80"

- Grazie don, te ne sarò debitore per tutta la vita. La tua vita. E non mi piace avere debiti.

< Mi accendo una sigaretta. Bleah. Pensavo che i capelli del boss al posto del tabacco sarebbero stati una figata. A volte la truculenza mi prende la mano. Ma stavolta ho toppatto. La sigaretta fa schifo. La butto a terra. Viene presa da una mano. È il giovane che stava col boss. Se la fuma. Oddio. E ci prende gusto. Ha un gusto per il macabro ancora più grande del mio. >

- Come ti chiami ragazzo?
- Piero, signore. Ma mi chiamano 'U Deficiente.
- Bene Deficiente che ne dici di accompagnarmi? Ti posso far avere tutto quello che vuoi. Ricchezza, donne, cibo, conoscenza...
- Vada per le prime tre.
- Ahahah. Bene.
- Mi potresti ridare i telefonini rubati da don Sermone?
- Ho bruciato tutto il locale. Sai, è la mia firma. Saranno fusi ormai.
- Fa niente. Vorrà dire che venderò mio fratello.
- Bravo. Questo è lo spirito.

Le loro ombre avanzano verso il tramonto.

https://youtu.be/hAAlDoAtV7Y

lunedì 9 maggio 2016

Tonio Cartonio Returns (un folle racconto partorito da una folle mente) #1


I lampioni erano rotti. Era una notte senza luna. La pioggia batteva come una dattilografa in un convegno di scioglilinguisti. Il frastuono penetrava nelle abitazioni come lo sferragliare di una locomotiva in un vagone letto. Uno di quei rumori che tormenta ed impedisce di pensare ad altro. Un picchettio di rubinetto rotto, amplificato e gravido delle preoccupazioni che, assiepate durante il giorno, eravamo riusciti a respingere.

Ma quella sera qualcuno non era in grado di percepire tutto ciò.

Marco aveva l'intestino in gola dallo sforzo. Stava cercando di correre più velocemente di un ghepardo. O di uno gnomo di fiaba. Lo scalpiccio della sua maratona gli impregnava le orecchie. Non sentiva nient'altro. Non pensava a nient'altro. Sudava freddo, il suo corpo rilasciava tutto il calore verso l'esterno e non gli rimaneva dentro che un alito gelato ad accarezzare le ossa.

Il terrore si era impadronito del suo corpo. Sembrava un indemoniato. Si guardava indietro, non vedendo nessuno alle sue costole. La speranza di avercela fatta montò in lui.

Girandosi verso davanti non poté schivare un pugno che gli si schiantò fra gli occhi.

Sbattuto a terra tentò di dimenarsi e rialzarsi, ma un piede gli si piantò pesantemente sul petto.

- NO, NO, TONIO NO!
Supplicava.

- Pensavi di potermi sfuggire, eh? Per uno abituato a Lampo, tu sei solo una schifosa lumaca frignante.

Un inquietante sorriso si dipinse sul volto del folletto.

- Ti prego Tonio, dddicevo la vvverità... io non so niente dei traffici, sono solo un pesce piccolo!

- Anche i pesciolini possono fare GRANDI regali.

- Che stai facendo?!

Tonio aveva estratto dall'impermeabile una siringa e stava ticchettando sull'ago.

- Una parte di scivolizia, una di tiramisuper e quattro di blumele. Una dose da orco!

Impugnatala gliela infilzò nel torace, fino al cuore.

Marco annaspò, mentre una paresi gli congelava le braccia in una contorsione di dolore.

- Bene, ora hai due ore di vita. Non dovrai preoccuparti delle ritorsioni dell'Organizzazione. Non hai nulla da perdere. Puoi dirmi tutto sul serio.

- Cosa ti fa credere che lo farò?
Chiese schiumando il moribondo.

- Il fatto che potrei rendere la tua agonia un inferno in terra. Potrei iniziare a tagliarti le dita dei piedi e da lì risalire. Potrei bruciarti il volto. Cavarti gli occhi. È tutto una tua scelta. Morire soffrendo o morire e basta.

- Hai vinto.

...

< Prendo una sigaretta dalla tasca. Cerco di accenderla, ma ho la bocca ancora impastata di moraviglia. Ha un retrogusto da vomito. La butto a terra. La calpesto. La trascino sull'asfalto. Tossisco. La puzza di carne bruciata non è mai piacevole. Quello stronzetto mi ha dato tutte le informazioni necessarie. È stato divertente vederlo scolorire quando lo cospargevo di benzina. Pensava che sarei stato di parola. Pensava che lo avrei graziato. Che gli avrei lasciato passare l'ultima ora e mezza della sua vita in serenità. Che illuso. Aveva svolto il suo compito.
E dovevo mandare un messaggio. Non si scherza con il folletto. Il folletto non perdona.
Rivolterò Cittàlaggiù come un calzino di Lupo Lucio.
Il mio nome è Cartonio. Tonio Cartonio. >